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Polonia sulle elezioni in DNL: Russia esporta la sua imitazione della democrazia

  • 19.11.2014, 11:47,
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Mosca ha accusato gli americani della  distruzione dell'ordine del mondo, e "l’esportazione della democrazia". Nel frattempo la Russia esporta ci? che ha da esportare: un’imitazione della democrazia. Il referendum nella Crimea si ? svolto secondo le ricette russe delle elezioni. La stessa pratica  ? stata usata durante la votazione nella regione di  Donbass. Non ? cos? importante che le "elezioni" del "parlamento" locale e del "potere esecutivo" nelle regioni di Donetsk e Lugansk (dove sono stati trincerati i ribelli) sono passati senza il permesso e, anzi, nonostante tutte le proteste delle autorit? di Kiev, oltre che in violazione delle leggi dell'Ucraina. I ribelli vengono chiamati, infatti, i ribelli, perch? rifiutono di seguire le regole stabilite da coloro contro i quali avevano fatto una sommossa.

Le elezioni fatte in "Luganda" (come chiamano i liberali di Mosca ci? che il Cremlino chiama "Novorussia"), tuttavia, non hanno nulla a che fare con le “tecnici” regole di base della democrazia. 

Siccome non ? neanche possibile stabilire quale sia il numero di persone che hanno diritto al voto in queste regioni,  il risultato delle elezioni che ? stato appena annunciato non pu? essere considerato attendibile. 

Visto che  non ? stato presente nessun osservatore indipendente, la procedura del conteggio dei voti pu? e deve essere chiamata una truffa. E non c’erano le liste elettorali in "Luganda", ed ? difficile definire osservatori i 51 pagliacci, che sono stati inviati da una misteriosa (creata dai russi apparentemente solo per questo caso) l'Associazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. L’abbreviazione dell'organizzazione (l’ASCE) suona alle orecchi russi quasi identicamente con l'OSCE. L’Europa, gli Stati Uniti e anche il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon, non supportano le elezioni del Donbass. Il mondo non riconoscer? i suoi risultati.

Ma Russia s? che lo far?. Perch? non lo dovrebbe fare, una volta che essa stessa ha organizzato le pseudo elezioni? E il fatto che nessun opposizione aveva ottenuto il permesso alla partecipazione nella campagna elettorale, che il processo di voto e di spoglio non ? stato controllato da nessuno, ? del tutto conforme  all'imitazione russa della democrazia.

Tuttavia, queste scelte fanno male prima di tutto ai residenti di Donbass. E purtroppo non aiutano ad avvicinare la fine del conflitto armato nella regione, anzi, - rinviano il momento in cui si pu? parlare della stabilizzazione della situazione, del restauro delle citt? e delle prospettive di una vita normale e tranquilla.

L’Occidente risponde alle elezioni con le nuove sanzioni. E Mosca    - per ripicca  - risponder? alle misure occidentali con le sue rappresaglie. Domenica la Kiev ufficiale non parler?  con gli “eletti”. Penso che un sacco di persone provenienti da Donetsk e Lugansk si sono deliberatamente recate alle urne a votare per il governo delle sue repubbliche autoproclamate. Essi credevano che questo portasse fine al loro calvario, all’incubo militare e alla paura. E proprio loro sono stati presi in giro. Mosca anela ad un trionfo fulmineo, dietro il quale spera di nascondere la terribile verit?: sta perdendo l’Ucraina. Non voleva aspettare un mese per fare le elezioni il 7 dicembre, come preferivano le autorit? di Kiev. La Russia non sta cercando di normalizzare la situazione nel Donbass, anzi, il suo scopo ? quello di garantire che "Luganda" rimane l’ulcera putredinosa sul corpo di Ucraina, un focolaio di infezione, che forse potrebbe essere diffuso su tutto il territorio del paese. Il Cremlino aspetta che alla fine i leader ucraini non troveranno nessun altra via d’uscita se non bussare alle porte di Canossa (cio?, Cremlino) in abiti penitenziali:  l’esportazione dell’imitazione della democrazia serve proprio a questo scopo.

Autore: Wac?aw Radziwinowicz, Gazeta Wyborcza (Rosja eksportuje swoj? imitacj? demokracji)

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